Che cucina sempre per due in più. Che non si siede mai a tavola. Che il contenitore lo rivuole indietro. Sono le cose che in famiglia sanno tutti, e che nessuno ha mai messo per iscritto.
Noi le stampiamo su un giornale vero, scritto soltanto su di lei: titolo d’apertura in caratteri cubitali, intervista esclusiva, oroscopo dell’anno e previsioni del tempo con rovesci di nipoti nel pomeriggio. Una copia sola, numerata, consegnata a mano il giorno della festa.
In cartoleria si risponde a qualche domanda: com’è fatta, che cosa ripete sempre, due episodi che fanno ancora ridere chi c’era.
Da quel racconto nascono gli articoli, uno alla volta. Nessun modello già pronto: ogni pezzo è scritto su quella persona.
La bozza torna in negozio. Si corregge quello che non va, si aggiunge quello che manca, poi si approva.
La copia stampata e l’indirizzo della pagina dedicata, dove gli invitati lasciano un pensiero e caricano le fotografie della serata.
C’era un mobile, in casa, e dentro c’erano gli album. Si tiravano fuori quando veniva qualcuno, e ogni fotografia aveva una storia che qualcuno raccontava a voce. Le fotografie erano poche, scelte, e proprio per questo si guardavano.
Oggi di una festa restano quattrocento scatti divisi fra dodici telefoni, un gruppo di messaggi che dopo un mese nessuno riapre e qualche fotografia persa insieme al telefono su cui stava.
La pagina dedicata alla festa serve anche a questo: gli invitati caricano lì le fotografie fatte a tavola, dal telefono, senza installare niente. Chi non è potuto venire le ritrova nello stesso posto e partecipa lo stesso, da lontano. Alla fine tutto quello che è successo quella sera sta in un unico indirizzo, e chi ha organizzato decide che cosa tenere.
Il giornale si ordina nelle cartolerie e nelle tipografie aderenti: si racconta la persona al banco, e il resto lo facciamo noi. Dal racconto, il giornale è pronto in media in 10 giorni lavorativi.